Il sentiero dei due mari

DOVE SI SVILUPPA:

Quando si parla di un’isola e di una città di mare , generalmente si pensa ad un turismo estivo fatto di spiagge , di barche, di sole e di ombrelloni e non certamente ai monti, alle foreste ed al trekking d’altura. Cercheremo di sfatare questi luoghi comuni. Ci troviamo in Sicilia, precisamente a Messina, nella città del Peloro ed in prossimità di Monte Dinnammare che l’abitante messinese definisce “ A coddha” da colle (ndr). Inizia , così la catena dei Monti Peloritani che si estende, proseguendo verso ovest , per 65 km. Incastonata come una perla di rara bellezza tra lo stretto di Messina e la catena dei Monti Nebrodi ed accompagnata a nord ed ad est dai due mari, lo Ionio ed il Tirreno ove sfociano numerose fiumare che dalle alture portano i corsi d’acqua a scorrere tra importanti vallate. I monti sono percorsi interamente da un’antica sterrata che prende il nome di Dorsale dei Peloritani. La catena montuosa insieme a quella dei Nebrodi e delle Madonie compongono lo straordinario Appennino siculo. Nasce cosi uno dei sentieri più suggestivi della Sicilia che prende il nome, per l’appunto, di “Il sentiero dei due mari”. (#lospartiacquetraionioetirreno)

Descrizione: 

Partendo dai ripetitori (1050m), qualche tornante prima del Santuario di Dinnammare, si imbocca la vecchia strada militare, ed immediatamente sulla sinistra, si apre la prima finestra sullo Stretto di Messina e la falce del porto storico della città. Proseguendo sul versante ionico, in leggera discesa, in affaccio sulla vallata di San Filippo, dopo 1,2 km , si incontra “Portella Larderia” dove lo sguardo comincia a spaziare sui due mari, Ionio e Tirreno. Improvvisamente la sterrata si copre di vegetazione con l’approssimarsi del bosco composto da roverella, leccio, sughera, pino e castagno. In corrispondenza della Portella si scende verso destra seguendo la sterrata che conduce verso Rometta. Dopo alcuni lunghi tornanti si raggiunge il bivio Brignoli dove si prosegue verso sinistra incontrando l’area attrezzata omonima. Proseguendo il panorama si apre e, come d’incanto, appare lo straordinario scenario delle Isole Eolie, insieme al Golfo di Milazzo con l’omonimo Promontorio: siamo a “Portella vento“ (punto più basso dell’itinerario 683m), uno dei luoghi piu’ panoramici del versante Tirrenico. Si prosegue sul sentiero Girasi’ e, dopo un tratto su sterrata, il terreno diventa roccioso assumendo sembianze di tipo alpino. Prima del Rifugio e del Puntale Girasì, si devia verso sinistra, in salita, passando accanto alla fonte del Soldato. Si raggiunge una portella sulla strada militare (Dorsale dei Peloritani). La si lascia sulla destra, per imboccare il sentiero che taglia i tornanti, verso sinistra, in salita. Ci si immette nuovamente sulla Dorsale e la si segue per circa 1 km. In corrispondenza di un tornante panoramico che precede il bivio di Puntale Bandiera, si imbocca, sulla destra un sentierino di cresta, in ripida discesa per raggiungere il sentiero di mezzacosta che, verso sinistra in leggera salita, conduce al Rifugio e all’area attrezzata Case Maressa, dove è possibile sostare per il pranzo. Si prosegue nuovamente sulla Dorsale per tornare al punto di partenza, ammirando, sulla destra, la costa calabra distesa da Palmi a Scilla, con l’immagine dello Stretto che unisce idealmente il continente con la nostra Isola.

Un po' di storia...

Il monte Dinnamare con i suoi 1127 metri di altezza rappresenta una delle vette piu' alte della catena dei Peloritani . Per la sua posizione strategica e' stata punto cruciale nel corso delle due grandi guerre mondiali. Punto di osservazione sullo Stretto e porta d'ingresso per la dorsale dei Peloritani (conosciuta anche come strada Militare percorsa dai convogli per gli spostamenti ed il trasferimento viveri) veniva utilizzato dai militari per difendersi dagli attacchi nemici ma soprattutto era possibile controllare anche il versante Tirrenico della citta'. Ancora oggi e' possibile vedere alcuni resti di un forte Umbertino che nel tempo e' stato parzialmente distrutto  e nel 1932 riedificato con la costruzione di una caserma Interforze del ministero della Difesa per la salvaguardia del territorio. Ma la storia  legata al monte e' molto piu' antica, infatti  nel corso dei secoli la Sicilia è stata crocevia per molti popoli (greci, latini, bizantini, arabi, normanni, spagnoli, francesi) che con le loro  tradizioni hanno lasciato ampie tracce di culture e civilta'. E' innegabile il predominio islamico che ha dato origine ad una storia che ne ha influenzato non solo la cultura ma anche  lingue e dialetti lasciandoci una tradizione linguistica ricca e varia, più di ogni altra regione italiana. L' origine del nome del monte e' certamente araba,  il suo significato  deriva infatti dalla composizione di due parole: "din" "(in arabo ‘religione’, ma anche ‘ricompensa, retribuzione’) unito a un nome proprio, ‘Ammar, nome frequente nei documenti medievali , che risultava essere l'antico proprietario di quei luoghi, da qui il nome originario di "Dinnamar"  (terreno dato in ricompensa ad Ammar ). Ma sull'etimologia del nome vengono effettuate delle altre valide considerazioni, infatti potrebbe derivare dal latino "bimaris" che significa 2 mari perche' dalla sua cima e' possibile ammirare i mari Ionio ed il Tirreno. In dialetto Ntinnammari, è la traduzione di Antennammare,  per influsso della parola siciliana ntinna che nella zona di Messina, indicava anche la cima di monte.   Che Antennamare fosse anticamente Dinnammare è confermato anche dal Santuario della Madonna che si erge in cima al monte , detta appunto ‘di Dinnammare’ e chiamato anche, dagli abitanti del luogo, ‘Santuario degli innamorati’. La costruzione e'  forse di epoca bizantina ma  fu più volte riedificato.

Il Santuario e la sua leggenda

In cima al monte a 1127 metri s.l.m. si erge una piccola chiesetta che viene conosciuta col nome di "Santuario di Dinnammare" .
Leggende affascinanti riguardano questo luogo e la costruzione del suo simbolo religioso . 
Si narra che in epoca bizantina nella  zona di Maregrosso  fu scoperto  un quadro di una Madonna  che fu lasciato sulla spiaggia dai mostri marini e ritrovato da alcuni pescatori che decisero, dopo le numerose presenze di fedeli,  di prelevarlo e portarlo nella chiesetta del monte. 

Un’altra leggenda narra che sul monte, un pastorello della famiglia Occhino trovò una tavoletta di marmo con il volto della Madonna e la portò a casa, la mattina seguente scopri' con stupore che la tavoletta non c'era piu' e risalito sul monte la ritrovo' dove l'aveva lasciata. La riprese un'altra volta e con la stessa cura gli diede una sistemazione a casa sua, ma il giorno successivo il quadro scomparve di nuovo e fu ritrovato sul monte. Era evidente che la Madonna volesse rimanere li' dov'era apparsa la prima volta, per cui si decise di  costruire la chiesetta.

Più volte, nel corso dei secoli, le varie icone della Madonna furono trafugate da ignoti e poi ricostruite, il più delle volte a spese dei fedeli e degli abitanti del luogo. L’attuale icona della Madonna, splendida opera del pittore Michele Panebianco  (Messina, 1805-1873), viene custodita nella Chiesa di San Giovanni Battista a Larderia, paese di origine del pastorello Occhino che si trova ai piedi del monte. Ogni anno, nella notte fra il 3 ed il 4 agosto iniziano i festeggiamenti con la processione dei fedeli a seguito del quadro della Madonna che viene trasferito  a piedi nel  Santuario di Dinnammare . L'icona rimane meta di pellegrinaggi, fino al 5 agosto. 

La mattina del 5 ricomincia il cammino dei fedeli, per il rientro a Larderia, facendo sosta a San Biagio, da dove il quadro riparte su una varetta di legno adorna di fiori e, a tarda sera, fra canti, danze e fuochi d’artificio, rientra nella Chiesa di Larderia.




Scheda Tecnica :
Punto di partenza e di arrivo: presso Ripetitori ai piedi del Santuario di Dinnammare
Lunghezza percorso (ad anello): 15,2 km
Altimetria: 683/1066m
Difficoltà: EE
Tempo di percorrenza: 5/6 ore
Punti acqua: n. 3
Rifugi Forestali: n. 2


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Alcune foto del percorso